ARTE

ELENA MARRA

Mi considero figlia d’arte. Sono cresciuta in mezzo a tele e colori che sono diventati la voce del mio silenzio in cui dialogano la dimensione dell’anima ed il mio mondo, il punto d’incontro tra la materia e lo spirito. L’astrattismo è il genere di pittura che permette di esprimere le radici dell’anima che si evolvono fino a coglierne l’essenza dove il colore viene piegato alla dimensione del piano. Nei miei dipinti è la materia stessa che prende forma, una composizione pittorica che non esaurisce lo spazio, ma sembra alludere ad un’espansione animica. Il colore è energia vibrante e, come il suono, è comunicazione, fremito, presentimento, ricordo. Al solo contatto con la materia, le dita volteggiano nella miriade di colori e sfumature. Vittorio Sgarbi mi ha definita “Pittrice dell’anima”.  Siamo fatti della medesima energia che sospinge l’Universo; è quell’energia che mi attraversa fino ad esplodere per la creazione del linguaggio dei colori. Ci è stato insegnato ad apprezzare il bello nella sua oggettività, il perfezionamento della tecnica, a riprodurre ciò che vedono i nostri occhi o ciò che ricorda la nostra mente. Io chiudo gli occhi e schiudo quelli della mia anima, liberando la voce delle mie viscerali ed ancestrali emozioni.

ABEL ZELTMAN

Nato a Buenos Aires il 29 marzo 1968, attualmente vive e lavora a Pesaro. Nel 1988 comincia a frequentare l’Accademia di Belle arti P. Pueyrredon di Buenos Aires, anno in cui partecipa e vince, a soli 20 anni, il 1° premio al concorso nazionale di disegno per studenti. Da subito, inizia così ad affermarsi in una serie di diverse specialità: disegno, pittura, incisione, fotografia, murales, dove ottiene premi a livello nazionale ed internazionale. Nel ‘94 ottiene il diploma di laurea in disegno ed incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Buenos Aires ed inizia un percorso parallelo tra l’insegnamento e la grafica.

Nel 1995 si trasferisce in Italia, dove appena arrivato partecipa e vince il 1° premio “Salvi” di pittura di Sassoferrato (sez. stranieri), organizzato dall’università degli studi di Urbino.

Ha esposto nelle principali città italiane fra cui Roma, Milano, Torino, Bologna, Trento e Pesaro, dove attualmente risiede.

Le sue opere hanno ricevuto nel corso degli anni prestigiosi riconoscimenti: oltre ad essere pubblicate dalle principali testate italiane e internazionali (tra cui Il Resto del Carlino, Il Messaggero, La Repubblica e i periodici argentini Clarin, La Nacion e Pagina 12), sono state riproposte, come oggetto di design, per la copertina di dischi (come per il cd “Orchestra Reunion Cumbre”, dedicato ad Astor Piazzolla), libri (“Sapessi Sebastiano”di Milton Fernandez), (“Il più maldestro dei tiri” di Marco Ciriello ), scenografie televisive e cinematografiche (come per il programma “Mixer” di Giovanni Minoli ed il film “Che ne sarà di noi” di Giovanni Veronesi).

RICARDO ALEODOR VENTURI

“Qualsiasi cosa fai sia pittura, che scultura, installazione o progettazione, non c’è niente che conta di più che il disegno. Questa è la traccia che accompagna la ricerca di questo giovane artista, nel suo segno nelle sue forme appaiono le impronte degli artisti che lo hanno guidato, ma c’è anche qualcosa che è solo suo, che lo caratterizza. Quale senso hanno i suoi ritratti, da dove vengono? Le facce hanno una forte certezza nel tratto, che mai esitante,scende impetuoso, imponente, e nella sua composizione convivono superfici di cartone lacerato e tracce di impagliatura, che aprono la visione alla mutazione, al disordine, alla provvisorietà, che raccontano la storia e il limite di ogni vita.” – Pino Mascia